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Proclama Repubblica di Venezia 1784 - Inquisitore alle Arti - Andrea Tron
Proclama Repubblica di Venezia 1784 - Inquisitore alle Arti - Andrea Tron
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Raro e importante proclama/decreto originale della Repubblica di Venezia stampato nel 1784.
L'atto reca in intestazione la splendida e nitida incisione con il Leone di San Marco alato con il libro aperto "Pax Tibi Marce Evangelista Meus".
Il documento, intitolato "Il Serenissimo Principe fa sapere ed è per ordine dell'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Inquisitore alle Arti...", tratta dell'incentivazione del commercio, dell'industria e delle arti praticate dalla nobiltà veneziana per il rilancio economico dello Stato.
Caratteristiche storiche:
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Data: 29 Maggio 1784 - pubblicato a Rialto e San Marco il 2 Settembre 1784 -
- Firmatario: Andrea Tron , Cavaliere e Procuratore, Inquisitore alle Arti
- Stampatore: Antonio Pinelli, Stampatori Ducali
- Condizioni: Molto buone, carta forte d'epoca ben conservata con pieghe editoriali originali.
- Dimensioni: cm 36 x 50 ca
Questo proclama è un provvedimento di grande valore storico-economico.
Promotore dell'atto è Andrea Tron (1712–1785), uno dei personaggi più influenti della politica veneziana del Settecento, soprannominato dai contemporanei "El Paròn" ("Il Padrone") per la sua enorme autorità e per la sua costante attività di riformatore delle istituzioni e dell'economia della Serenissima.
Qui firma nella sua qualità di Inquisitore alle Arti, la magistratura preposta alla vigilanza, alla regolamentazione e al rilancio delle corporazioni di mestiere e dell'industria tessile/manifatturiera.
Il proclama affronta uno dei problemi strutturali più gravi del declino economico veneziano del Settecento: il pregiudizio della nobiltà verso il commercio e l'industria.
Il testo si apre affermando che la grandezza, la potenza e la felicità di uno Stato si basano sul commercio ben regolato, sull'industria e sulla navigazione, strumenti essenziali per coltivare i prodotti della terra e dare impiego alla popolazione.
Tron denuncia apertamente come, nel corso dei decenni, si sia diffuso un "pregiudizio quasi universale": i patrizi e i nobili veneziani hanno iniziato a considerare le attività commerciali o manifatturiere come un'occupazione "vile e indecorosa", temendo di macchiare il proprio rango o la propria reputazione di nobiltà se si occupassero direttamente di affari.
Per questo motivo, i nobili che volevano investire nei commerci o nelle fabbriche erano costretti a farlo in modo velato, nascosto o tramite prestanome.
Per spingere la classe dirigente a reiniettare i propri capitali nell'economia reale, il proclama stabilisce principi fondamentali:
* Dignità dell'impresa: L'impegno nel commercio, nell'apertura di fabbriche, nella costruzione di navi o nella fondazione di compagnie non sminuisce in alcun modo il titolo di Nobiltà, l'onore o il decoro della famiglia.
* Patriottismo economico: Investire i propri patrimoni nell'industria e nelle arti è dichiarato un atto di virtù e patriottismo, un servizio pubblico per dare lavoro al popolo e ricchezza allo Stato.
* Incentivi e riconoscimenti: Chi si distinguerà nella promozione di nuove scoperte, nello sviluppo di nuovi prodotti o nella creazione di manifatture e traffici commerciali riceverà la benevolenza, la protezione e la stima diretta del Governo e del Senato veneziano.
Questo proclama è considerato una sorta di "testamento politico ed economico" di Andrea Tron - che morirà l'anno successivo, nel 1785 -, e rappresenta un tentativo disperato e illuminato della Serenissima di modernizzare la propria economia prima della caduta della Repubblica nel 1797.
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